Canadair in azione per spegnere gli incendi in Canavese
Ivrea - Pavone - Canavese - Piemonte. 20 luglio 2026. Canadair in azione per spegnere gli incendi in Canavese.
Canavese. Di Redazione. L'estate 2026 rischia di essere ricordata come una delle più difficili degli ultimi anni per il Canavese e le valli alpine piemontesi. Temperature elevate, assenza di precipitazioni e vegetazione ormai estremamente secca hanno creato le condizioni ideali per lo sviluppo di numerosi incendi boschivi, mettendo a dura prova uomini, mezzi e risorse impegnati nella lotta contro il fuoco.
Tra le situazioni più critiche si è registrata quella della Valle Soana, dove un vasto incendio ha interessato il territorio compreso tra la cresta della Malpensa, nel comune di Ronco Canavese, e l'alpeggio dell'Ardegal-Regomb, nel comune di Valprato Soana. Le fiamme hanno devastato circa 65 ettari di bosco e pascoli d'alta quota, alimentate dal vento e dalle condizioni di estrema siccità. La colonna di fumo, visibile anche dalla pianura canavesana, ha rappresentato per giorni il simbolo di un'emergenza che ha richiesto un imponente dispiegamento di forze.
A rendere ancora più pesante il bilancio degli ultimi giorni è stato anche il vasto incendio sviluppatosi sulle colline della Paraj Auta, tra Pavone Canavese e Ivrea. Il rogo, alimentato dalle elevate temperature e dal vento, ha interessato un'ampia area boscata e di macchia mediterranea, richiedendo l'intervento di numerose squadre dell'Antincendi Boschivi (AIB), dei Vigili del Fuoco e di mezzi aerei, tra cui elicotteri e Canadair. Le operazioni di spegnimento sono proseguite anche nella giornata successiva a causa della ripresa di alcuni focolai, rendendo necessario un monitoraggio costante dell'area per evitare nuove propagazioni delle fiamme. Il fumo, visibile a chilometri di distanza, ha destato forte preoccupazione tra i residenti dei comuni limitrofi e ha riportato l'attenzione sulla fragilità di un territorio che, in queste settimane, sta pagando il prezzo di un'estate eccezionalmente calda e secca.
Sul territorio sono intervenuti i volontari del Corpo AIB Piemonte, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri Forestali e la flotta aerea regionale, supportata dai Canadair della Protezione Civile nazionale. Un lavoro incessante, spesso svolto in condizioni proibitive, che ha permesso di contenere l'avanzata del fronte di fuoco e di proteggere abitazioni, alpeggi e infrastrutture.
La gravità della situazione ha spinto la Regione Piemonte a dichiarare lo stato di massima pericolosità per incendi boschivi. Il provvedimento, entrato in vigore l'8 luglio, è stato motivato dall'eccezionale combinazione di alte temperature, prolungata assenza di piogge e dal numero crescente di incendi sviluppatisi sull'intero territorio regionale. La misura comporta il divieto assoluto di accendere fuochi, bruciare residui vegetali e svolgere qualsiasi attività che possa generare scintille o innescare incendi.
Il Canavese non è stato un caso isolato. Nello stesso periodo, numerosi roghi hanno interessato anche la Valsesia, il Verbano-Cusio-Ossola e altre vallate alpine, delineando un quadro regionale definito dagli stessi amministratori come una vera e propria emergenza ambientale. Complessivamente, centinaia di ettari di bosco sono andati distrutti, con pesanti conseguenze sulla biodiversità, sulla stabilità dei versanti e sugli ecosistemi montani.
Oltre ai danni ambientali, gli incendi rappresentano una minaccia concreta anche per le comunità locali. Boschi distrutti significano maggiore rischio di erosione, frane e dissesto idrogeologico nei mesi successivi, quando le piogge torneranno a cadere su terreni ormai privi della protezione garantita dalla vegetazione.
Di fronte a questi eventi emerge ancora una volta il valore del sistema di Protezione Civile e del volontariato. Migliaia di operatori hanno lavorato senza sosta per giorni, spesso in aree impervie raggiungibili soltanto a piedi o con mezzi aerei, dimostrando professionalità e spirito di servizio.
Gli incendi che hanno colpito il Canavese e le valli limitrofe rappresentano però anche un campanello d'allarme. Le estati sempre più calde e siccitose rendono il territorio più vulnerabile, aumentando la frequenza e l'intensità dei roghi. La prevenzione, la manutenzione del patrimonio forestale e la responsabilità dei cittadini diventano quindi elementi indispensabili per limitare il rischio e tutelare un patrimonio naturale che costituisce una delle più grandi ricchezze del Piemonte.
Canavese. Di Redazione. L'estate 2026 rischia di essere ricordata come una delle più difficili degli ultimi anni per il Canavese e le valli alpine piemontesi. Temperature elevate, assenza di precipitazioni e vegetazione ormai estremamente secca hanno creato le condizioni ideali per lo sviluppo di numerosi incendi boschivi, mettendo a dura prova uomini, mezzi e risorse impegnati nella lotta contro il fuoco.
Tra le situazioni più critiche si è registrata quella della Valle Soana, dove un vasto incendio ha interessato il territorio compreso tra la cresta della Malpensa, nel comune di Ronco Canavese, e l'alpeggio dell'Ardegal-Regomb, nel comune di Valprato Soana. Le fiamme hanno devastato circa 65 ettari di bosco e pascoli d'alta quota, alimentate dal vento e dalle condizioni di estrema siccità. La colonna di fumo, visibile anche dalla pianura canavesana, ha rappresentato per giorni il simbolo di un'emergenza che ha richiesto un imponente dispiegamento di forze.
A rendere ancora più pesante il bilancio degli ultimi giorni è stato anche il vasto incendio sviluppatosi sulle colline della Paraj Auta, tra Pavone Canavese e Ivrea. Il rogo, alimentato dalle elevate temperature e dal vento, ha interessato un'ampia area boscata e di macchia mediterranea, richiedendo l'intervento di numerose squadre dell'Antincendi Boschivi (AIB), dei Vigili del Fuoco e di mezzi aerei, tra cui elicotteri e Canadair. Le operazioni di spegnimento sono proseguite anche nella giornata successiva a causa della ripresa di alcuni focolai, rendendo necessario un monitoraggio costante dell'area per evitare nuove propagazioni delle fiamme. Il fumo, visibile a chilometri di distanza, ha destato forte preoccupazione tra i residenti dei comuni limitrofi e ha riportato l'attenzione sulla fragilità di un territorio che, in queste settimane, sta pagando il prezzo di un'estate eccezionalmente calda e secca.
Sul territorio sono intervenuti i volontari del Corpo AIB Piemonte, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri Forestali e la flotta aerea regionale, supportata dai Canadair della Protezione Civile nazionale. Un lavoro incessante, spesso svolto in condizioni proibitive, che ha permesso di contenere l'avanzata del fronte di fuoco e di proteggere abitazioni, alpeggi e infrastrutture.
La gravità della situazione ha spinto la Regione Piemonte a dichiarare lo stato di massima pericolosità per incendi boschivi. Il provvedimento, entrato in vigore l'8 luglio, è stato motivato dall'eccezionale combinazione di alte temperature, prolungata assenza di piogge e dal numero crescente di incendi sviluppatisi sull'intero territorio regionale. La misura comporta il divieto assoluto di accendere fuochi, bruciare residui vegetali e svolgere qualsiasi attività che possa generare scintille o innescare incendi.
Il Canavese non è stato un caso isolato. Nello stesso periodo, numerosi roghi hanno interessato anche la Valsesia, il Verbano-Cusio-Ossola e altre vallate alpine, delineando un quadro regionale definito dagli stessi amministratori come una vera e propria emergenza ambientale. Complessivamente, centinaia di ettari di bosco sono andati distrutti, con pesanti conseguenze sulla biodiversità, sulla stabilità dei versanti e sugli ecosistemi montani.
Oltre ai danni ambientali, gli incendi rappresentano una minaccia concreta anche per le comunità locali. Boschi distrutti significano maggiore rischio di erosione, frane e dissesto idrogeologico nei mesi successivi, quando le piogge torneranno a cadere su terreni ormai privi della protezione garantita dalla vegetazione.
Di fronte a questi eventi emerge ancora una volta il valore del sistema di Protezione Civile e del volontariato. Migliaia di operatori hanno lavorato senza sosta per giorni, spesso in aree impervie raggiungibili soltanto a piedi o con mezzi aerei, dimostrando professionalità e spirito di servizio.
Gli incendi che hanno colpito il Canavese e le valli limitrofe rappresentano però anche un campanello d'allarme. Le estati sempre più calde e siccitose rendono il territorio più vulnerabile, aumentando la frequenza e l'intensità dei roghi. La prevenzione, la manutenzione del patrimonio forestale e la responsabilità dei cittadini diventano quindi elementi indispensabili per limitare il rischio e tutelare un patrimonio naturale che costituisce una delle più grandi ricchezze del Piemonte.
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