22 Giugno 2024

Il vangelo secondo Don PIero: «La salvezza è festa»

15-10-2023 00:01 - IL VANGELO SECONDO DON PIERO
Ivrea (TO), di Don Piero Agrano.

La salvezza è festa. Commento al vangelo della XXVIII domenica del tempo ordinario (15 ottobre):

Matteo 22, 1-16.
C’è un concetto della catechesi e della predicazione della Chiesa che sembra essersi oscurato. Non si capisce più cosa significhi.

E le spiegazioni del passato non sono più convincenti. Si tratta del concetto – fondamentale per la fede cristiana – di salvezza.

Salvezza da chi, da che cosa? Se la salvezza indica un’azione di salvataggio, di messa al sicuro, essa si riferisce ad una situazione concreta di pericolo, di male incombente. Più difficile immaginare una salvezza di ordine definitivo e complessivo, la salvezza dal male. La predicazione tradizionale parlava di salvezza dell’anima, coincidente con l’ingresso in paradiso dopo la morte, evitando l’inferno, e magari mettendo in conto un po’ di purificazione nel purgatorio. Ma le rappresentazioni dell’aldilà sembrano essere sempre meno convincenti. Salvezza ha a che fare con una vita piena e felice. Una vita realizzata. Ma sappiamo che si tratta di un’aspirazione quasi mai realizzata. Tante nubi sono nel cielo del desiderio umano di una vita felice. E poi cosa ci attende dopo? Come la salvezza può avverarsi nell’eternità? Interrogativi grossi e non facilmente risolvibili. Nella visuale cristiana non ci si salva da soli. Salvezza è, soprattutto, essere salvati. Per grazia, ma non senza la collaborazione dell’uomo. Ecco allora affacciarsi - a cominciare dagli antichi profeti della Bibbia - una serie di immagini evocatrici di una salvezza che non si esaurisce nel corso di una vita. Una serie di immagini ha a che fare con la dimensione della festa. La festa è la celebrazione della vita, del suo “assaporarsi” come vita piena e felice. Certo, alla festa, succede la ferialità, e le promesse della festa non hanno sempre attuazione nella vita. Nella festa, nelle varie culture religiose, compare spesso il banchetto. Ne è un elemento indispensabile. Nel banchetto non solo ci si abbuffa, ma si sta in compagnia, si comunica, ci si “lascia andare insieme”, magari con qualche esagerazione o trasgressione. Il banchetto preparato da Dio per tutti i popoli forma l’oggetto della “visione” di Isaia, riportata nella prima lettura di questa domenica. Un banchetto in piena regola, secondo i gusti ed i menu del tempo, con “cibi succulenti e grasse vivande e vini raffinati”, che manifesta l’amore del Signore per l’intera umanità. Preparare da mangiare per qualcuno vuol dire qui, “voglio che tu viva, che non muoia”. Difatti appena dopo la promessa divina riguarda la vittoria sulla morte: “eliminerà la morte per sempre!”. Anche la parabola evangelica ci parla di un invito ad una festa di nozze, ad un banchetto preparato da un re, con tanti invitati. Un re, appunto, organizza un banchetto di nozze per il figlio. Il momento critico sta in inviti rifiutati, andati a vuoto. Gli invitati disattendono la proposta del re, presi come sono dalle tante cose da fare. Un gruppo addirittura reagisce all’invito in maniera assurda, maltrattando o uccidendo gli inviati del re. Il fatto fa il paio con quanto narrato nella parabola precedente dei vignaioli omicidi. Ancora una volta si racconta di inviati di Dio, i profeti, perseguitati, maltrattati, uccisi La reazione del re indignato sembra eccessiva: “mandò le sue truppe per far perire quegli assassini”. La parabola, ancora una volta, si “allegorizza”: i riferimenti alla storia recente si sprecano. L’allusione nella Chiesa di Matteo va alla distruzione di Gerusalemme da parte dell’esercito imperiale di Roma, avvenuta nel 70 dopo Cristo.
Allora si capisce come il duplice invio dei servi del re, prima di questo evento tragico, si riferisca non solo ai profeti prima di Gesù, ma anche ai primi missionari cristiani, anch’essi maltrattati, uccisi. Il re non si dà per sconfitto. Il banchetto è pronto! L’invito è rivolto ora ai perditempo che sono in piazza. L’allusione va ora ai destinatari della missione cristiana, oltre i confini di Israele, alla missione della Chiesa fra i pagani. La sala finalmente è piena di convitati. L’obiettivo infatti è di radunare tutti, “buoni e cattivi”. Allora il re va ad ispezionare chi c’è in sala. Fra questi trova uno sprovvisto dell’abito di nozze. La scena si tramuta di colpo in una seduta di un tribunale, in un severo atto di giudizio. Il malcapitato è cacciato fuori al buio. Le due scene obiettivamente, sono difficilmente raccordabili. Come poteva uno reclutato all’ultimo minuto passare in una boutique, per procurarsi l’abito da cerimonia? In realtà cambia la scena ed il messaggio. Chi partecipa alla festa di nozze non può esimersi dall’indossare l’abito giusto. Nella Bibbia l’abito spesso “fa il monaco”, indica una funzione ed una dignità. Nel linguaggio metaforico l’abito indica le qualità spirituali ed etiche. Nell’Apocalisse, l’abito di lino dato alla sposa è intessuto delle “opere dei Santi” (Ap 19, 8).
Nel gioco simbolico emerge, allora, il tema della salvezza finale, come partecipazione al Regno di Dio. È dono di Dio (Lui prepara il banchetto e manda gli inviti) ma un dono da accogliere, accogliendo la volontà del Padre manifestata da Gesù. Così può accadere che non tutti i chiamati siano “eletti”, cioè messi in condizione di godere del banchetto. L’ammonimento polemico non riguarda, dunque, solo gli Ebrei, al tempo di Gesù, che non hanno accolto Gesù ed il suo messaggio, ma i cristiani che sono nella sala del banchetto. Ad essere denunciata è la loro falsa sicurezza, data dall’appartenenza formale ad una Chiesa. Quella appartenenza non è sufficiente. Ci vuole l’abito da nozze. In sintesi, il vangelo di oggi ci propone l’immagine del banchetto per parlare del regno di Dio che porta salvezza. Un Regno già presente nel presente, ma destinato a realizzarsi nell’eternità. A questo banchetto tutti sono invitati, anche all’ultimo minuto. L’incontro con il Signore ed i fratelli, fin da quaggiù, è occasione di festa. Ma la condizione posta è un’adesione non formale, ma allineata con le richieste del vangelo.

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