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Il 27 febbraio 1960, moriva Adriano Olivetti, durante il Carnevale d'Ivrea

27-02-2026 18:34 - CURIOSITA´ DAL MONDO
Ivrea (TO). Il 27 febbraio 1960 si spegneva improvvisamente Adriano Olivetti, imprenditore, intellettuale e riformatore sociale, figura centrale della storia industriale e culturale italiana del Novecento. Oggi, a distanza di anni, il suo anniversario rappresenta non solo un momento di memoria, ma anche un'occasione per riflettere sull'attualità del suo pensiero.
Il 27 febbraio 1960, mentre Ivrea era immersa nei giorni più intensi del suo Storico Carnevale, la città fu colpita da una notizia destinata a segnare per sempre la sua memoria collettiva: la morte improvvisa di Adriano Olivetti, presumibilmente colpito da un malore mentre viaggiava in treno da Milano verso Losanna, anche se sulla sua morte aleggia tutt'oggi un velo di mistero. Aveva 58 anni e la notizia scosse profondamente non solo il Canavese, in cui aveva le basi del suo impero imprenditoriale, ma tutta l'Italia. A Ivrea, però, erano ore di festa: il Carnevale di Ivrea stava vivendo uno dei suoi momenti più simbolici, quello legato alla figura della Vezzosa Mugnaia, eroina popolare della tradizione cittadina. Il contrasto tra il clima di celebrazione e la notizia della scomparsa dell'imprenditore rese quelle ore ancora più drammatiche. Olivetti non era soltanto il presidente della omonima azienda, ma il punto di riferimento morale, culturale ed economico della città. Tra l'altro, proprio durante il momento clou della manifestazione, una sorta di presagio preannunciò che qualcosa di catastrofico stava per colpire la città. La tradizione popolare, infatti, racconta che, proprio durante l'uscita della Vezzosa Mugnaia dal balcone del municipio, il drappo che ornava il balcone cadde improvvisamente. In una festa intrisa di simboli e ritualità, quell'episodio fu letto da molti come un segno di cattivo presagio. Quando poco dopo si diffuse la notizia della morte di Olivetti, il collegamento tra i due eventi si radicò nella memoria collettiva cittadina: il drappo caduto divenne, nel racconto popolare, un segnale quasi profetico della tragedia imminente. Al di là della dimensione simbolica, resta il fatto che la coincidenza tra la morte dell'imprenditore e il momento culminante del carnevale conferì a quella giornata un'aura particolare, sospesa tra festa e lutto. Ancora oggi, a distanza di decenni, l'episodio del drappo viene ricordato come una delle coincidenze più suggestive della storia eporediese. Che lo si consideri una semplice fatalità o un segno carico di significato simbolico, esso testimonia quanto profondamente la figura di Adriano Olivetti fosse intrecciata alla vita della città. La morte durante il carnevale del 1960 non fu soltanto una tragedia privata o industriale, divenne un evento collettivo, capace di fondere cronaca e leggenda. E proprio in questa fusione tra storia e memoria si misura ancora oggi la forza del legame tra Olivetti e Ivrea. Un legame accentuato dal fatto che, proprio la morte di Adriano Olivetti, ebbe un impatto immediato sullo svolgimento del Carnevale di Ivrea. La notizia si diffuse rapidamente, Ivrea proclamò il lutto cittadino e le celebrazioni carnevalesche vennero interrotte o fortemente ridimensionate in segno di rispetto. Il clima cambiò bruscamente: alla dimensione festosa si sostituì un sentimento di sgomento collettivo. Fu uno dei pochi eventi che impattarono in modo così significativo sulla manifestazione. Gli unici altri eventi di rilievo che incisero così profondamente furono gli anni della Guerra e il primo anno della diffusione della pandemia da Covid-19, nel 2020, in cui la manifestazione fu sospesa proprio nei giorni clou della Battaglia delle Arance.
Il funerale, celebrato pochi giorni dopo, vide una partecipazione imponente della popolazione, a testimonianza del legame straordinario tra Adriano Olivetti e la sua città.
Va ricordato che Olivetti non era solo un imprenditore di fama internazionale, ma la figura simbolo della città, guida dell'azienda che ne aveva plasmato l'identità sociale, economica e culturale. La sua scomparsa colpì profondamente la comunità eporediese, rendendo inevitabile la sospensione della festa. Infatti, con lui non scompariva soltanto il presidente della Olivetti, ma uno dei protagonisti più originali dell'industria europea. Sotto la sua guida, l'azienda di Ivrea era diventata un simbolo di innovazione tecnologica e di eccellenza nel design, capace di coniugare produzione industriale, estetica e responsabilità sociale. Le celebri macchine per scrivere e calcolatrici Olivetti non erano solo strumenti di lavoro, ma oggetti che incarnavano un'idea di modernità raffinata e accessibile.
Nato a Ivrea nel 1901, figlio del fondatore Camillo Olivetti, Adriano trasformò l'azienda di famiglia in un laboratorio di sperimentazione sociale. Credeva che l'impresa non dovesse limitarsi al profitto, ma fare comunità. Promosse biblioteche aziendali, asili nido, case per i dipendenti, servizi sanitari e un'organizzazione del lavoro attenta alla dignità della persona.
Nel 1947 fondò il Movimento Comunità e nel 1958 fu eletto parlamentare. La sua visione politica e sociale mirava a superare sia il capitalismo puro sia il collettivismo statale, proponendo un modello fondato sulla partecipazione e sul radicamento territoriale. A oltre sessant'anni dalla sua scomparsa, la figura di Adriano Olivetti continua a essere oggetto di studi, mostre e convegni. In un'epoca segnata da trasformazioni tecnologiche rapide e da crescenti disuguaglianze, il suo modello di “capitalismo dal volto umano” appare sorprendentemente moderno.
Ivrea, la città simbolo della sua esperienza, è stata riconosciuta nel 2018 come patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO proprio per il suo valore di città industriale del Novecento legata al progetto olivettiano.
L'anniversario del 27 febbraio, dunque, non è soltanto una data storica, ma un richiamo a un'idea di impresa che mette al centro la persona, la cultura e il territorio.
Ricordare Adriano Olivetti oggi significa interrogarsi su quale modello di sviluppo vogliamo per il futuro: un sistema fondato esclusivamente sulla crescita economica o una visione più ampia, capace di integrare innovazione, equità e responsabilità sociale.
La sua morte, avvenuta in modo improvviso in quel febbraio del 1960, interruppe un progetto ancora in piena evoluzione, ma le sue idee sull'impresa, sulla comunità e sulla dignità del lavoro continuano a vivere, e forse, oggi più che mai, chiedono di essere rilette e messe alla prova nel presente.