L'esempio lasciato da Franco Baresi
31-07-2026 19:19 - CRONACA
IVREA di Paolo Robino - Oggi è un giorno triste per il calcio italiano e mondiale, è la fine di un’era perché una delle ultime vere bandiere ha lasciato questo mondo. La scomparsa di Franco Baresi a causa di un brutto male all’età di 66 anni non è una semplice notizia letta distrattamente, perché con lui se ne va un gigante, non solo del calcio o dello sport. Baresi, infatti, nel suo Milan non ha solo rivoluzionato per sempre il ruolo del difensore centrale, è anche diventato un esempio per tanti bambini o ragazzini che negli anni 80 e 90 praticavano quel ruolo all’interno di un club professionistico o dilettantistico che fosse. Prima di lui esisteva il libero, uno che agiva davanti alla difesa come ultimo baluardo prima del portiere, senza compiti di marcatura. Lui è stato in questo senso una rivoluzione copernicana. Nills Leadolm prima ed Arrrigo Sacchi poi, gli hanno affidato la guida della difesa e lui ha preso alla lettera questo ruolo diventando capitano rossonero ad appena 22 anni. Con quella maglietta sempre fuori dai calzoncini, ha cambiato il modo di giocare, perché ha guidato letteralmente i movimenti di tutto il reparto difensivo. Soprattutto con Arrigo Sacchi, che ha rinnovato lo stile di gioco e la tattica attraverso movimenti offensivi e soprattutto difensivi mai visti prima in Italia, Baresi è diventato qualcosa di unico, bastava un suo braccio alzato per spingere in fuori gioco l’attacco avversario, tutti lo seguivano e si muovevano a memoria. Di questo, Tassotti, Maldini, Costacurta e Baresi ne hanno dato prova anche nella partita di addio del grande campione scomparso oggi. Seppur non giocassero più tutti insieme da qualche anno, i movimenti erano ancora gli stessi e sembrava che il tempo si fosse davvero fermato. Con il Milan di Berlusconi ha dominato l’Europa e il mondo, ha fatto sognare ad occhi aperti generazioni intere di tifosi, anche di altre squadre che per lui facevano un’ eccezione. La Coppa dei Campioni, vinta nel 1994 con Capello in panchina, non lo ha visto protagonista in campo per infortunio, ma furono sue le indicazioni tattiche di difesa alta e centrocampo aggressivo che permisero, in modo quasi sacchiano, ai suoi compagni di asfaltare con un secco 4-0 un Barcellona già convinto di essere campione. In nazionale la sua impresa più grande è stata riuscire a giocare la finale del mondiale 1994 dopo essersi operato al menisco 25 giorni prima. Franco Baresi non è solo sceso in campo, ha forse giocato uno dei migliori match della carriera portando la contesa contro un fortissimo Brasile ai rigori. Ha fallito il primo tiro dal dischetto, poi sappiamo com’è andata ma in quel caldissimo mezzogiorno americano ha dato una grande lezione a tanti giovani, il mondiale lo aveva vinto nell’82 pur sensa scendere mai in campo, perché era la riserva di un altro momento, Gaetano Scirea. Rimasto orfano a 18 anni ha messo nel Milan tutta la sua energia per il riscatto e la rinascita. Nonostante la rabbia, il dolore, la tristezza, ha saputo trasformarsi in un simbolo. Che si parli di lui oggi, dopo la settimana più grottesca del calcio italiano, dopo il capitalismo diabolico di Infantino, fa quasi amaramente sorridere. Oggi il calcio perde uno dei suoi fari, forse nel momento più buio della sua lunga storia.
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